Raccolta, Pettinatura o Tosatura del Cashmere

 

Una tra le domande più frequenti di chi scopre le capre cashmere è: “ma come si tosano ???” e sempre più spesso allevatori amatoriali rispondono loro “… non si tosano ma si pettinano…” questo breve articolo serve proprio per smentire questa considerazione, non del tutto errata ma quantomeno solo parzialmente corretta.

Innanzitutto va specificato che la raccolta del cashmere puo’ avvenire anche in maniera naturale ovvero raccogliendo la fibra che gli animali perdono naturalmente durante il pascolamento, nel passaggio tra la stagione invernale al calore primaverile. Questo per una iniziale dimostrazione che sia possibile interagire con la fibra solo dopo il distacco dall’animale senza alcuna ingerenza. E fin da subito questo è quanto consigliamo inizialmente e di perseguire questa scelta il più a lungo possibile, a meno che non si sia impossibilitati per qualche condizione logistica particolare.

Sempre più spesso numerosi allevatori e appassionati di natura e allevamento biologico delle capre cashmere ci chiedono consigli sulla pettinatura delle capre cashmere per una sorta di leggenda che si è diffusa in Italia che le capre cashmere non si tosano mai ma si pettinano.

In questi anni i numerosi contatti che abbiamo sviluppato con altri allevatori di capre cashmere in varie parti del mondo hanno sempre confermato invece il contrario !

In particolare tutti convengono che per pochi capi e per la facilitazione della fase di separazione della giarra superiore dal vello sottostante convenga raccogliere la fibra persa o pettinare le capre cashmere ma che la stessa procedura ha un costo improponibile per chi ha oltre i 300 animali da pettinare, visto il costo della mano d’opera in quel caso.

Ovviamente pettinare una capra é generalmente più semplice che tosare un animale e a nostro modesto parere ha un vantaggio di benessere per l’animale e soprattutto del rapporto di fiducia che si instaura con lo stesso, garantendo anche che la pratica non venga percepita se non come una fase naturale del distacco, quindi per la capra cashmere non sembra esservi nessuna forzatura dal ciclo naturale del cashmere.

Inoltre la capacità di accuratezza, il rispetto degli animali e la precisione nella tosatura è un fattore comunque di incidenza sulla fase di raccolta sia per la lavorazione successiva del cashmere che per chi vende il prodotto senza compiere nessuna fase successiva di lavorazione, sia direttamente che tramite un consorzio (si veda l’Unione Allevatori Capre Cashmere http://www.allevatoricashmere.it ).

Per questo motivo nessuno in Italia ad oggi (nov 2016) tosa le capre cashmere, anche per la necessità dei ricoveri idonei per i giorni successivi la tosatura, insomma una pratica che noi stessi non effettuiamo ma che dimostra comunque come anche la raccolta della fibra possa essere un’occasione di incontro tra gli allevatori. Quindi tutti gli allevatori raccolgono la fibra distaccatasi naturalmente o al massimo pettinano gli animali, secondo una scelta del tutto condivisibile se si considera le dimensioni medie di un allevamento di capre cashmere in Italia (spesso sotto gli 8 capi di capre cashmere ed un solo ceppo diffuso).

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Tuttavia per dovere di cronaca meramente informativo, ovvero per rimuovere questa leggenda della sola possibilità della pettinatura del cashemre, in un viaggio negli Stati Uniti abbiamo trovato, grazie ad un’allevatrice, le regole di gara di una “competizione di tosatura delle capre cashmere” (National Western Stock Show del 1998), che in realtà abbiamo scoperto di competizione avere ben proprio essendo incentrata sull’informazione sulla capra cashmere a tanti allevatori e appassionati e abbiamo pensato di tradurla per rendere l’idea di come anche in questo settore esista una forma di competizione positiva tra gli allevatori, sia dal punto di vista commerciale che soprattutto zootecnico. Positiva considerando che il regolamento in caso di una tosatura mostrata in pubblico fosse dimostrare la qualità della fibra raccolta e garantire pubblicamente il benessere dell’animale anche durante questa pratica.

Bisogna innanzitutto vedere quali fattori per una competizione del genere possano risultare rilevanti. Quelli considerati erano:

  • Tempo (10 punti)
  • Assenza di tagli secondari (20 punti)
  • Condizione della fibra (15 punti)
  • Maneggio della capra cashmere e posizione della stessa nella tosatura (20 punti)
  • Assenza di qualsiasi taglio sulla capra cashmere (20 punti)
  • Aspetto della capra cashmere tosata a lavoro terminato (15 punti)

TOT 100 punti

 

Già la distribuzione dei punteggi dimostra come queste competizioni pongano il benessere dell’animale al centro e siano più la scusa per diffondere a nuovi allevatori l’interesse sulla miglioria del gregge, confrontarsi con altri allevatori e comunicare alle associazioni agricole l’esistenza di un allevamento spesso sconosciuto ai più, che una competizione vero e propria.

A questo punto più per curiosità che per funzionalità poiché in Italia non si hanno ancora allevamenti di siffatte dimensioni analizzeremo cosa intendeva l’organizzazione di quel contest nei vari punti.

 

Assenza di Tagli Secondari e Condizioni del Cashmere

I tagli secondari sulla fibra penalizzano fortemente la qualità del cashmere poi separato. Fibre più corte diminuiscono di valore e aumentano i costi di lavorazione. Gli allevatori più esperti conoscono inoltre quale fibra non deve essere tosata poiché al di sotto dello standard commerciale (differente tra i vari paesi, 1.25 inches in USA) o perché non cresciuta della stessa lunghezza del resto (questo avviene spesso sulla pancia o nel collo). Quindi spesso altre competizioni invece imponevano la tosatura completa solo per avere paramentri di confronto raffrontabili tra i partecipanti.

Il taglio rispetto ad altre lane tende alla sfaldatura del vello, soprattutto se sono animali già tosati o pettinati negli anni precedenti, il taglio quindi deve tendere ad essere lungo, delicato e pulito per evitare tagli secondari sulle parti più difficili. Naturalmente anche lo status dell’attrezzatura ha una rilevanza importante su questo fattore.

Il punteggio in questo caso è il più alto tra quelli riguardanti la fibra poiché si pensa che sia il fattore che ha la maggiore incidenza sul benessere dell’animale nel processo.

Le condizioni del cashmere ovviamente hanno una forte rilevanza economica che comunque in parte dimostra il benessere generico dell’animale durante tutto l’anno.

 

Tempo

Il tempo generalmente considerato perfetto per le competizioni (che avvengono solo su animali adulti) è di 2 minuti. Superati i due minuti (oltretutto abbondanti in genere) si ha una penalizzazione di un punto ogni 10 secondi di tempo in più.

Le medesime penalizzazioni prevedevano nella gara la tosatura di 3 capre cashmere in 11 minuti totali al massimo. Vi erano due giudici che seguivano l’operazione, con due timer che erano confrontati con un timer sul tavolo della giuria di fronte all’operazione. L’avvio era con l’iniziale movimento del tosatore e si fermava con l’ultimo cashmere distaccatosi dall’animale. Il tempo non prevedeva interruzioni a meno di malfunzionamenti degli strumenti mentre era previsto un solo assistente per aiutare il tosatore in caso di spostamento improvviso dell’animale e raccogliere la fibra tosata.

Gli animali potevano essere tenuti fermi con una sola mano (quindi era impossibile forzare l’animale) oppure rimanere in piedi e mangiare nei due minuti previsti. Non era possibile in alcun modo forzare l’animale, per cui era vietato legare gli animali.

Anche in questo caso si nota come il tempo rappresenti una fase fondamentale non solamente per il numero di animali tosabili nella giornata lavorativa ma soprattutto per il benessere dell’animale stesso.

 

Maneggiamento e gestione dell’animale

In questo caso la posizione valutata era quella della sola persona che tosava l’animale e la maniera di gestire con delicatezza e cortesia l’animale, pur mantenendone il controllo.

La valutazione in questo caso è tesa ad accertare che la persona possa mantenere la normalità del lavoro anche quando sarà con il proprio gregge con ben più di tre animali da tosare. Utilizzerà quindi per l’operazione tutto il corpo, rimuovendo la fibra senza ferirsi ne ferire assolutamente l’animale. A tal proposito la stessa area di tosatura era limitata prevedendo una penalità in caso di fuoriuscita del tosatore dalla stessa. La gestione errata del maneggio dell’animale anche con il solo timore percepito dallo stesso portava all’esclusione del concorrente per l’anno in corso e per il successivo.

 

Assenza di tagli sulla Capra Cashmere

La tosatura ottimale non dovrebbe ferire mai, nemmeno superficialmente l’animale. Microtagli che apparentemente non avrebbero incidenze immediate sul benessere dell’animale in realtà possono portare ad infezioni o altre disfunzioni secondarie. Ogni taglio individuato, anche se minimo comportava la perdita di un punto. Tagli nelle vicinanze dei genitali comportavano 3 punti e nelle mammelle femminili 5. Gli strumenti utilizzati dovevano possedere le certificazioni previste dalle normative in vigore pena una squalifica per la competizione.

 

Aspetto della Capra Cashmere dopo la tosatura.

L’aspetto successivo alla tosatura ha una valenza pratica per il controllo della diffusione dei parassiti sugli animali e per la ricrescita stessa del cashmere successivo. Il cashmere rimanente sull’animale rappresentava anche una penalizzazione poiché fibre tagliate a metà a quel punto devono rimanere sull’animale, sia per il disinteresse commerciale che per il rischio di tagliare l’animale. Una corretta tosatura inoltre non arrossisce la pelle dell’animale dopo il taglio. Gli strumenti altresì non devono surriscaldarsi in alcun modo.

 

Scelta dei giudici, organizzazione e conclusione

I giudici in quel caso furono scelti dall’associazione americana degli allevatori di capre cashmere ed erano i più esperti tra gli allevatori. I valori assegnati erano singoli per ciascuna capra. Uno dei tre giudici era stato nominato Giudice presidente. Ciascun allevatore aveva quattro capre con se, così da poter ripartire in caso di malessere di un animale tra quelli scelti. Gli attrezzi sono stati analizzati dal Giudice Presidente prima della competizione. Il premio per tutti fu una semplice maglietta dell’associazione tranne l’ingresso gratuito alla manifestazione successiva per i primi 5, una coppa per i primi tre partecipanti ed un set da tosatura per il primo classificato.

Queste piccole indicazioni qui riportate speriamo siano di riferimento assolutamente non perché qualcuno possa organizzare una competizione simile in Italia, ma piuttosto per rappresentare come una situazione di incontro tra gli allevatori, intesa nell’interesse del benessere animale, possa rappresentare sempre una bella occasione per scambiare informazioni e ritrovarsi a condividere impressioni sulla raccolta annuale della fibra.

In questa discussione con altre realtà internazionali nuovamente abbiamo notato come la scelta di allevamento brado della capra cashmere e non intensivo continui a portare i benefici di rendere la raccolta del cashmere quale una scelta sostenibile e naturale.

La possibilità di raccogliere la fibra persa naturalmente e mantenere aperte tutte le casistiche possibili di lavorazione successiva pare essere ancora il miglior metodo per garantire una filiera sostenibile in cui il centro dell’allevamento sia l’animale stesso ed il suo benessere ed il rapporto di fiducia reciproca che si instaura con il pastore.